E se il buio non fosse spazio da temere, ma uno territorio vivo da riscoprire? In una società che confonde la visibilità con la sicurezza, questo percorso invita a spegnere la luce per riabituare lo sguardo e i sensi all’universo della notte. Attraverso un’esperienza immersiva e itinerante, seguiremo insieme un vero e proprio percorso di rialfabetizzazione all’oscurità. Un viaggio che rievoca le fiabe dell’infanzia, per interrogarci sulle nostre paure, provando a smontare i pregiudizi culturali legati alla notte e all’oscurità come contesti in cui ciò che non conosciamo ci minaccia invece che attenderci. E se la notte fosse una scoperta?
Abbandonata la guida della vista, il cammino si trasforma in un’esplorazione polisensoriale. Il corpo stesso diventa un punto di incontro: nell’oscurità, ogni passo richiede di orientarsi attraverso una percezione profonda dello spazio circostante e dei suoi abitanti, umani, animali e vegetali, delle atmosfere, dei profumi e dei rumori degli elementi. Camminare al buio non è necessariamente un’avventura rocambolesca, ma una forma placida di ascolto di sé e di ciò che sta fuori da noi. Torniamo così ad esplorare i territori della nostra mentre come le mappe antiche dei mondi sconosciuti. La notte si popola di racconti e visioni, che però si allontanano dalle figurazioni mostruose delle terrae incognitae, per lasciare spazio a fantasie, desideri, incontri inattesi in cui l’ambiguità del buio ci apre alla scoperta dell’altro.
Il percorso si chiude con un atto creativo e trasformativo: un esercizio di rielaborazione in cui i partecipanti tracciano la mappa personale della propria notte. Camminare nel buio smette così di essere un’esperienza di smarrimento e si rivela per ciò che è: un’occasione intima per ridefinire i nostri confini.








